Venerdi, Giugno 1, 2012

Le chicche storiche di MariaRosa

Memoria   La celeberrima insegna posta sul cancello di ingresso del lager di sterminio di Auschwitz venne forgiata da un gruppo di prigionieri sotto la guida di Lan Liwacz, fabbro polacco internato politico del campo, nel 1940. La macabra ironia del motto, Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi, ne ha fatto uno dei più agghiaccianti simboli della Shoah. La lettera B della parola arbeit venne volutamente montata all’incontrario, con l’occhiello più grande della lettera in alto invece che in basso, come atto nascosto di protesta da parte dei creatori dell’insegna.

Mercoledi, Febbraio 22, 2012

Le cricche storiche della Cri

Il dentista di Montezuma   Da diversi anni è in circolazione la moda di farsi incastonare un brillantino su un dente. Ma proprio da un sacco di anni: almeno dai tempi degli antichi egizi. E pure i maya li intarsiavano di oro e minerali preziosi. In altre culture invece si preferiva intagliarli, o scanalarli, o scalfirli, o perforarli, o scolpirli, o limarli ed affilarli…. Nella sola America Centrale gli antropologi hanno individuato almeno una sessantina di mutilazioni dentali differenti. Che fantasia!

Venerdi, Gennaio 13, 2012

Le cricche storiche della Cri

La papessa di San Martino La ridente località di San Martino al Cimino, vicino a Viterbo, è un minuscolo borgo medievale sorto intorno ad un’abbazia cistercense, principalmente per volere, o forse capriccio, di una nobildonna viterbese del seicento, Donna Olimpia Maidalchini, che il padre avrebbe voluto veder in convento, insieme con le due sorelle, per poter lasciare l’intera eredità all’unico figlio maschio. Ella, invece, ribelle alle imposizioni paterne, riesce prima a liberarsi del tutore e padre spirituale, facendolo accusare di tentativo di seduzione nei suoi confronti, e poi a sposarsi: in prime, brevissime nozze con un uomo ricco che le lascia gran copia d’averi alla sua dipartita, avvenuta dopo soli tre anni, ed in seconde nozze con un Pamphilio Pamphili, che la eleva al rango di nobile romana. Ma soprattutto la rende cognata del papa Innocenzo X: Donna Olimpia saprà sfruttare il potere derivatole da tale altolocata familiarità, nel corso di tutta la sua esistenza, per ottenere i propri scopi e realizzare le proprie mire, con sì grande abilità da meritarsi l’appellativo di Papessa. Insomma, un bel giorno, riesce a farsi nominare dal cognato papa nientemeno che Principessa di San Martino al Cimino. Fa costruire quindi il borgo, attorno all’abbazia già esistente, e lo fa popolare ed abitare da ex reclusi del carcere di Civitavecchia, che ottiene di far liberare dal cognato, e prostitute della Cassia. Per sé poi fa costruire il palazzo Doria-Pamphili, con materiale di recupero della ristrutturazione della residenza romana dei Pamphili, e lo dota, tra le altre cose, di una vera chicca: una stanza da letto il cui soffitto a cassettoni può essere alzato ed abbassato, per ridurre o aumentare il volume del locale facilitandone il riscaldamento nei freddi mesi invernali. Chiamala scema. Di tali soffitti regolabili pare ne esistano pochissime copie al mondo, solamente altri due in tutta l’Europa. Donna Olimpia si ritirò a vita privata, in questo suo caldo palazzo sanmartinese, dopo la morte del papa suo cognato. Morirà pochi anni dopo di peste e verrà sepolta nella grande chiesa gotica di San Martino, dalla facciata che, con la sua grande polifora e il rosone, sarebbe anche bellina, se non fosse sfigurata dalle due basse e slavate torri campanarie aggiunte successivamente.