Lunedi, Giugno 4, 2012

Le chicche proverbiali di MariaRosa

Se sei prezioso ti tirano le pietre…   Essere la pietra di paragone in senso figurato significa essere termine di confronto, metro di giudizio. E’ la prova con cui si chiarisce definitivamente una situazione rivelando il valore o le vere intenzioni di una persona. L’originale pietra di paragone è una varietà di diaspro nero, una forma cristallina della silice dal nome scientifico di Lapis Lydius, ovvero pietra della Lidia, usata per saggiare oro e leghe d’oro e accertarne il grado di purezza. Su di una pietra di paragone può essere verificata la purezza di qualsiasi metallo tenero confrontando il colore delle tracce che si formano strofinandovelo sopra e permettendo quindi di risalire al contenuto in metallo prezioso.  La pietra del paragone è invece un’opera lirica poco conosciuta di Gioachino Rossini con libretto di Luigi Romanelli. In inglese la pietra di paragone è detta touchstone e la Touchstone Pictures è una divisione cinematografica della Walt Disney Company creata per produrre e commercializzare film non propriamente adatti ad un pubblico infantile. La Touchstone Pictures ha anche una propria sottodivisione televisiva, la Touchstone Television, produttrice di telefilm di culto come Lost e Desperate Housewives.

Martedi, Maggio 29, 2012

Le chicche proverbiali di MariaRosa

Borlotti? Prooooooot!   Tra le locuzioni verbali più diffuse troviamo cadere a fagiuolo, con le sue varianti arrivare a fagiuolo e capitare a fagiuolo. L’origine è a dir poco controversa, ma le due più plausibili sono le seguenti. Secondo la prima versione, l’espressione deriverebbe dal movimento con il quale il fagiolo si stacca dalla pianta, poichè viene raccolto quando il baccello è completamente secco e quindi basta un semplice tocco al legume per farlo cadere. I raccoglitori di fagioli pongono le ceste sotto le piante ormai secche e con un semplice tocco fanno in modo che i baccelli vi caschino dentro. Questo rende la raccolta dei fagioli quasi un divertimento, data la semplicità del lavoro. Da qui l’espressione cascare a fagiolo, cioè qualcosa che accade nel posto giusto al momento giusto. Secondo altra versione capitare a fagiolo vorrebbe significare avere un colpo di fortuna, ottenere qualcosa di positivo al momento giusto e deriverebbe dall’usanza di rappresentare il fagiolo nei monili delle matrone romane e delle fanciulle greche perché esse ritenevano che questo piccolo oggetto portasse fortuna e amore. Un po’ come accade con le lenticchie e la loro fama di portafortuna grazie alla loro somiglianza a delle piccole monete. Ecco quindi che a Capodanno è d’obbligo mangiarne tante in modo da propiziarsi la fortuna di fare soldi per tutto l’anno nuovo.

Mercoledi, Maggio 23, 2012

Le chicche proverbiali di MariaRosa

Non è vero che tutto fa brodo…  Il modo di dire andare in brodo di giuggiole fa riferimento al contenuto zuccherino delle giuggiole, piccoli frutti commestibili, che se macerati quasi fossero in un brodo rilasciano la loro dolcezza. Pertanto si usa per indicare una sensazione di forte godimento, un gongolare di gioia. Il giuggiolo ha come nome botanico Ziziphus zizyphus, noto anche come dattero cinese, da cui deriva l’attuale nome, rimanendo nel dialetto veneto col termine zizoe, indicante il frutto. Secondo gli scritti di Erodoto le giuggiole potevano essere usate, dopo aver fermentato, per produrre un vino. Pertanto fin dall’antichità i frutti del giuggiolo erano usati per produrre alcolici. Il brodo di giuggiole oggigiorno è anche un liquore tipico dei Colli Euganei, in modo particolare della bella cittadina di Arquà Petrarca, e si ottiene dalla distillazione delle giuggiole appassite.

Martedi, Aprile 17, 2012

Le chicche proverbiali di MariaRosa

A volte la foglia rimane un po’ indigesta   L’espressione mangiare la foglia significa capire al volo, intuire immediatamente qualcosa che non va, capire le intenzioni altrui. L’origine del modo di dire è controversa. Parrebbe derivare dall’abitudine dei furbissimi bachi da seta che assaggiano le foglie per controllare se sono commestibili o meno. Il corrispettivo inglese è to smell a rat, letteralmente annusare un topo, in francese diventa invece comprendre le manège o la manœuvre, comprendere il maneggio o la manovra.

Lunedi, Febbraio 27, 2012

Le chicche proverbiali di MariaRosa

Ma che sfigato!!!   Zimbello è il nome con cui viene identificato qualsiasi uccellino di qualunque specie che venga legato ad un cordino e serva ad allettare uccelli di specie diverse dalla propria, prede dei cacciatori, così da attirarli nella rete. Si differenzia dal richiamo, che invece è un uccellino che attira prede della sua stessa specie. Il nome deriva dal latino cymbellum, ovvero piccolo cembalo, strumento musicale di metallo cavo. Il quale a sua volta deriva dal greco kymbalon, dalla stessa radice del verbo kypto dal significato di ”mi incurvo”, “mi piego” e da cui derivano anche i termini coppa, cubo, cubicolo, cupo e gobbo! Con il nome di cymbellum nel Medioevo veniva anche chiamata la campanella che annunciava nei conventi l’inizio del pranzo nel refettorio. Così come i cacciatori lo tirano di qua e di là e se ne servono per i loro scopi, così è entrato nel linguaggio comune il modo di dire “essere lo zimbello di qualcuno”, ovvero essere oggetto di ludibrio e trastullo da parte di qualcuno, essendone completamente soggiogati.

Domenica, Febbraio 26, 2012

Le cricche proverbiali della Cri

Disse la vacca al mulo   Il buon vecchio Artusi riporta, nel suo noto ricettario, le tinche in zimino, che significa, a un di presso, tinche in salsa di ortaggi. Ma per movimentare il susseguirsi di piatti e pietanze, lo inframezza spesso e volentieri con aneddoti, curiosità e commenti di vario tenore. A proposito della tinca, cita un detto popolare, di cui la Cri ha ritrovato in rete tracce e varianti. L’Artusi dice:

La tinca disse al luccio: “Val più la mia testa che il tuo buccio”. Buccio per busto, licenza poetica, per far la rima.

Ma si suole anche dir così:

Disse la tinca al luccio: è miglior la mia testa che il tuo busto; e rispose il luccio alla tinca: taci taci, tinca rugginente, chi mangia di te, tutto il dì febbre ne sente.

E poi, altra variante:

Disse la tinca al luccio: val più la mi’ testa che tutto il tu’ busto.

Zitta tinca del pantano, te rovini l’omo sano!

E ancora:

La tinca disse al luccio: “La mia testa val più di tutto il tuo busto.” Il luccio disse alla tinca: “Sì, ma l’agnello ce frega”.

Chi più ne ha più ne metta.

Sabato, Febbraio 25, 2012

Le chicche proverbiali di MariaRosa

Agricoltori incazzosi   Si dice seminare zizzania per indicare la volontà di creare dissapori, malcontenti e tensioni tra individui. La zizzania, dal latino zizania, derivante dal greco zizanion, è una erbaccia infestante, anche detta loglio, della famiglia delle graminacee. Così come con la semina della zizzania si infetta il raccolto di grano, chi semina zizzania tra le persone tende a generare discordia. La famosa parabola biblica avente come protagonista questa erbaccia, narra del buon seme la cui crescita è disturbata dalla zizzania come succede per gli uomini con le cattive compagnie.

Mercoledi, Gennaio 11, 2012

Le chicche proverbiali di MariaRosa

Piove piove l’ole de olove  Si usa dire tanto tuonò che piovve per indicare il risultato di un annunciato intento, la conclusione di un avvenimento già previsto da tempo. Secondo la leggenda, la frase sarebbe da attribuire a Socrate, il quale dopo aver litigato furibondamente con la moglie Santippe si ritrovò con un pitale colmo di urina lanciato sulla testa dalla dolce consorte.

Sabato, Dicembre 31, 2011

Le chicche proverbiali di MariaRosa

Mani di fata  Nel Vangelo di San Matteo si legge che “è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”. In realtà San Gerolamo, che tradusse dal greco al latino il testo, interpretò la parola kamilos come cammello, mentre l’esatto significato è quello di una grossa fune utilizzata per l’attracco delle navi. Cammello in greco infatti si dice kamelos. Il senso della frase resta sostanzialmente lo stesso, ma acquista molta più coerenza, provate voi a far passare una corda per la cruna di un ago! Si spiega in questo modo la derivazione del nome degli scaricatori del porto di Genova, i camalli per l’appunto, adetti ai kamilos.