Sabato, Maggio 26, 2012

Le chicche mitologiche di MariaRosa

Io, Io, Io solo Io     Secondo la mitologia greca Io era una principessa e sacerdotessa della dea Era. Zeus la vide e si innamorò di lei, ma, temendo la gelosia di Era, quando la andava a trovare si nascondeva in una nuvola dorata.Era però, accortasi del sotterfugio, per vendetta trasformò la giovane in una giovenca, ma Zeus, furbetto, continuò a vedere Io trasformandosi in toro. Stanca delle continue scappatelle del marito, Era decise di far sorvegliare Io da Argo, il gigante dai cento occhi. Il dio Ermes, incaricato da Zeus, addormentò Argo e lo uccise. Furiosa per questo Era inviò un tafano a pungere la povera Io trasformata in mucca. Infastidita fino alla follia dal tafano Io cominciò a correre per tutta la Grecia cercando di sfuggire all’insetto. Arrivata al braccio di mare che divide l’Europa dall’Asia lo attraversò a nuoto. Da quel giorno questo stretto prese il nome di Bosforo, in grecoΒόσπορος, ovvero il passaggio della giovenca. Infine Io potè giungere in Egitto dove partorì Epafo, frutto dell’amore con il padre degli dei, e grazie alle carezze di Zeus recuperò le proprie fattezze umane.  L’ira di Era non era però stata soddisfatta, così che ordinò ai suoi sacerdoti guerrieri, i curetes, di sequestrare il neonato. Questi obbedirono e portarono via dalla madre il piccolo Epafo, ma furono scoperti e castigati da Zeus, che li annientò con un suo fulmine, senza però che rivelassero il nascondiglio del neonato. Così la sventurata Io iniziò un nuovo viaggio, questa volta in cerca di Epafo, che incontrò in Siria, dove lo allattava Astarté, la sposa del re Malcandro di Biblos. Quando finalmente Io tornò in Egitto con suo figlio si sposò con Telegono, re del luogo, e per questo Epafo ereditò il regno quando questi morì.

Martedi, Aprile 10, 2012

Le chicche mitologiche di MariaRosa

NessoCosì muore un eroe   Il Centauro Nesso, figlio di Issione e di Nefele,  viveva sulle rive del fiume Eveno e usava traghettare i viaggiatori sull’altra sponda. Ercole si trovò a passare il fiume assieme alla sua seconda moglie Deianira, ma il centauro si rifiutò di traghettare i due sposi insieme. Ercole quindi attraversò il fiume da solo, mentre Nesso portò Deianira. Affascinato dalla sua bellezza, egli tentò di rapirla dandosi alla fuga, ma venne ucciso da una freccia di Ercole. Agonizzante, Nesso rivelò a Deianira che se ella avesse raccolto il suo sangue e ne avesse intriso una camicia, questa sarebbe diventata un talismano che avrebbe garantito l’amore eterno di Ercole per lei. E Deianira così fece, mise da parte la camicia e non si ricordò più di essa fino al giorno in cui Ercole tornò trionfante dalla vittoriosa spedizione contro Ecalia. L’eroe portava con sé come prigioniera la bellissima Iole, figlia del defunto re di Ecalia, e si fermò poco distante da casa, inviando il suo compagno d’armi Lica dalla moglie Deianira per prendergli una veste pulita prima di fare ingresso in città. Lica raccontò a Deianira della vittoria e del bottino di guerra, prigioniera compresa, e questa, temendo la bellezza di Iole, consegnò a Lica la famosa camicia di Nesso. Appena l’eroe la indossò fu colto da terribili dolori dovuti al sangue avvelenato del centauro e non riuscì più a levarla. Ercole allora impazzì dal dolore, uccise Lica e ordinò di costruire una pira funebre su cui si fece bruciare. Deianira, impazzita per il rimorso, si impiccò. Da allora si dice che una cosa è una camicia di Nesso per indicare un tormento insopportabile e una costrizione impossibile da sostenere.

Lunedi, Febbraio 20, 2012

Le chicche mitologiche di MariaRosa

ManticoraMa che bontà, ma che cos’è questo animale qua? La manticora, altresì detta marticora, è una creatura mitologica, simile alla chimera e alla sfinge, abitante secondo gli antichi bestiari medievali nella lontana India. Dotata di testa umana cornuta, corpo di leone, coda di drago o di scorpione, capace di scagliare spine velenose per colpire le prede, a volte viene rappresentata alata. Ma la caratteristica più simpatica della marticora è la sua voce dal suono simile a una… trombetta! Urca che spavento!

Sabato, Gennaio 7, 2012

Le chicche mitologiche di MariaRosa

Iris Van GoghTutti i colori dell’Iride  Nella mitologia greca, Iris o Ireos era la messaggera degli dei, colei che metteva in contatto le divinità con i mortali terrestri. Figlia del titano Taumante e della ninfa Elettra, era ancella di Zeus e di sua moglie Era e lasciava l’Olimpo soltanto per trasmettere i voleri divini all’umanità, che la considerava una consigliera e una guida. Veloce come il vento, si spostava da un punto all’altro della Terra, in fondo al mare e nel mondo sotterraneo. Pur essendo sorella di due arpie, Aello e Ocipete, Iride veniva rappresentata come una fanciulla bellissima, con ali e vesti dai colori brillanti e un’aureola, che attraversava il cielo lasciandosi dietro un arcobaleno, un’iride appunto, come scia. Il suo nome deriva dal verbo greco eiro, che significa dire, annunziare. Dal nome della messaggera degli dei derivano i termini per designare il cerchio colorato intorno alla pupilla degli occhi e la famiglia botanica della iridacee, che comprende i fiori chiamati iris, altresì detti giaggioli o giaggiuoli e da cui deriva anche il nome dell’odierno gladiolo, fiore detto anche spadone, dal latino gladiolus, piccola spada.  Ne esiste perfino una qualità detta “giaggiolo puzzolente” per l’odore che emana. Anche le fresie e i crochi insieme a molti altri fiori fanno parte della famiglia delle iridacee. L’iris fu tra i soggetti prediletti dei quadri di Van Gogh insieme ai girasoli. Nel linguaggio dei fiori l’iris significa fede e speranza, si dovrebbe regalare a chi sta per intraprendere qualcosa di importante.