Giovedi, Dicembre 8, 2011

Le cricche metaforiche della Cri

anelloLa droga fa male, ma soprattutto fa schifo    Ai tempi dei Vichingi i poeti delle corti islandesi e norvegesi erano detti scaldi. Tali scaldi erano assai esperti nell’uso delle kenningar, plurale di kenning, termine che indica una particolare forma di espressione poetica, che possiamo descrivere come una frase che indica metaforicamente un qualche soggetto o concetto. Per fare degli esempi esplicativi: il mare, con una kenning, si poteva chiamare strada delle vele, oppure anche via delle balene; le navi a loro volta erano dette lupi delle maree, l’aria invece era la casa dei venti, e così via. Divertente era quando lo scaldo decideva di articolare interi periodi a colpi di kenningar concatenate: ne venivan fuori bislacche composizioni che oggi definiremmo quantomeno oscure, alla stregua di:

I tintori dei denti di lupo
prodigarono la carne del cigno rosso.
Il falco della rugiada della spada
si cibò degli eroi della pianura.
Serpenti della luna dei pirati
eseguirono la volontà dei ferri.

Trattasi né più né meno che di un dettagliato bollettino di guerra: basta sapere che i tintori dei denti di lupo sono i guerrieri felici per la vittoria; la carne del cigno rosso sono i morti; rugiada della spada è ovviamente il sangue; il serpente è la lancia, mentre la luna dei pirati è lo scudo. Infine è palese che i ferri sono gli dèi, no?
Va però riconosciuto che alcune di queste buffe espressioni sono sopravvissute nel linguaggio comune financo ai nostri giorni: chi era il signore degli anelli, se non colui che disponeva di anelli, cioè gioielli e ricchezze, che poteva a suo piacere prodigare tra i fedeli servitori, insomma, il re, il comandante, il generale? E venendo ad usanze più vicine a noi, in inglese moderno the devil’s dandruff, letteralmente la forfora del diavolo, la Cri chiede venia per l’immagine poco cortese, è un altro modo di chiamare la cocaina.