Sabato, Aprile 7, 2012

Le cricche geografico-letterarie della Cri

Boja il Capo!    Il Capo Bojador, situato sulla costa africana nella regione del Sahara occidentale,  venne lungamente considerato come la fine del mondo occidentale conosciuto, per via delle grandi difficoltà incontrate da chiunque tentasse di doppiarlo. La causa principale di tali difficoltà risiede nella presenza, venti chilometri più a nord, di un falso capo Bojador, seguito da un tratto di secche, profonde in alcuni punti meno di cinque metri, che rendevano difficoltosa la navigazione di cabotaggio, ovvero fatta mantenendosi a poca distanza dalla costa in modo da seguirne l’andamento e non perdersi nella sconfinata vastità dell’oceano. Le secche quindi, insieme con le correnti e i venti, provocavano frequenti incidenti come navi incagliate o colate a picco, al punto che presto si diffusero tra i marinai leggende e credenze su mostri marini e altre simpatiche manifestazioni soprannaturali. Il primo navigatore che ufficialmente riuscì a superare il Capo maledetto fu il portoghese Gil Eanes nel 1434, al quindicesimo tentativo, dopo dieci anni dal primo… che pazienza. Il mito di questo Capo è così radicato nella cultura portoghese da essere celebrato, a cinque secoli dal primo doppiaggio, nientemeno che dal grande poeta Fernando Pessoa, in una stanza del poema Mensagem, che recita così: 
 
Fernando Pessoa - MAR PORTUGUÊS 
 
Ó mar salgado, quanto do teu sal
São lágrimas de Portugal!
Por te cruzarmos, quantas mães choraram,
Quantos filhos em vão rezaram!
 
Quantas noivas ficaram por casar
Para que fosses nosso, ó mar!
Valeu a pena? Tudo vale a pena
Se a alma não é pequena.
 
Quem quer passar além do Bojador
Tem que passar além da dor.
Deus ao mar o perigo e o abismo deu,
Mas nele é que espelhou o céu.
 
Ecco la traduzione della Cri: Mare portoghese. // O mare salato, quanto del tuo sale / sono lacrime del Portogallo! / Affinché noi potessimo navigarti, quante madri hanno pianto, / quanti figli inutilmente pregato! // Quante promesse spose rimasero in attesa delle nozze / perché tu fossi nostro, o mare! / Ne è valsa la pena? Tutto vale la pena / se l’anima non è piccola. // Chi vuole oltrepassare il Bojador / deve superare il dolore. / Dio diede al mare il pericolo e l’abisso, / ma è nel mare che specchiò il cielo.

Venerdi, Gennaio 6, 2012

Le cricche letterarie della Cri

Tre cinesi con il contrabbasso?!?  Nel 1692, circa un secolo dopo la stesura del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, il drammaturgo inglese Thomas Betterton la riprende, la ribattezza The Faerie Queen, cioè La Regina delle Fate, la rimaneggia un tanto a proprio gusto, la fa musicare dal famoso compositore barocco Henry Purcell e ci ricava un’opera. Tanto stravolge il testo originale, da giungere ad inserirvi un misterioso coro cinese, con tanto di giardino cinese e pagode a farvi da sfondo, e un balletto di sei scimmie… forse per non far sentire troppo la solitudine al povero Bottom dalla testa d’asino?

Lunedi, Gennaio 2, 2012

Le cricche letterarie della Cri

Se non è zuppa… “A basin of gruel, thin but not too thin”: questo è - nell’opinione di Mr Woodhouse, padre della Emma di Jane Austen - il segreto per una perfetta salute. Ripararsi dal caldo e dal freddo, non far tardi la sera e prima di coricarsi prendere una bella ciotolina di gruel. Se l’è? Zuppa. O meglio, un brodino ottenuto diluendo nell’acqua o, se ce lo si può permettere, nel latte, la farina di un qualche cereale, dall’orzo al frumento, dalla segale all’avena o, perché no, possono andar bene anche semi di canapa o farina di castagne. Nel Medioevo era praticamente il cibo di sussistenza: i contadini, per non pagare la tassa al mulino, evitavano la macinatura arrostendo i chicchi dei cereali per renderli commestibili e poi triturandoseli in casa con un mortaio. Mr Woodhouse, però, è ricco, e non avrebbe necessità di ricorrere a pietanze sì frugali: ma lui lo fa per salutismo, o ipocondria, a seconda dei punti di vista. E infatti non si accontenta mica di un gruel a caso: no no, ha le sue belle pretese, lui! Lo vuole leggero, ma non troppo, thin but not too thin, appunto: e della medesima opinione in proposito è pure la figliola sua Isabella, che quando lo va a trovare è l’unica a tenergli compagnia in questa sua consuetudine serale.