Sabato, Giugno 2, 2012
Le chicche etimologiche di MariaRosa
Ma quanto sei tedesco!!! E’ ormai di uso comune il termine crucco per indicare in modo un po’ dispregiativo i tedeschi, gli austriaci o comunque coloro i quali parlano la lingua di Goethe. La parola kruh in serbocroato e in sloveno significa pane e durante la prima guerra mondiale venne utilizzati dai soldati italiani al fronte per soprannominare i prigionieri austriaci di nazionalità croata, serba e slovena. Essi infatti, affamati, chiedevano insistentemente kruh, cioè pane, ai loro carcerieri. Da questa invocazione nacque il soprannome crucco e anche il termine terra crucca per indicare l’ormai sconfitto Impero Asburgico. Durante la seconda guerra mondiale l’uso del soprannome si rafforzò ampliandone l’utilizzo a tutti coloro i quali parlavano tedesco, siano stati essi tedeschi o austriaci, anche perchè con il Terzo Reich erano parte di un’unica nazione. Da qui anche una maggiore connotazione dispregiativa verso tutto ciò che era tedesco e quindi nemico.
Venerdi, Maggio 25, 2012
Le cricche culinario-etimologiche della Cri
Ridi ridi, che la mamma ti fa nero Il
riso nero Venere è una varietà di riso nato nella Pianura Padana tramite un processo di selezioni ed incroci effettuato da un ricercatore cinese al soldo di un centro di sperimentazione del riso. Partendo da una varietà filippina è riuscito ad ottenere questo degno successore di quello che in Cina è tradizionalmente noto come
riso dell’Imperatore. Si tratta infatti di una varietà di riso molto rara e di difficile coltivazione, che lo rende pregiato e adatto solo alle tavole più altolocate, dal caratteristico colore naturalmente scuro, ripreso fedelmente dal nostro
Venere. Tale colore è dovuto ad una naturale pigmentazione del rivestimento dei chicchi, che ha la facile tendenza a trasferirsi sul cucchiaio di legno. Inoltre, durante la lunghissima cottura, questo colorato riso sprigiona un buon profumo simile al sandalo o al pane appena sfornato. O almeno questo è ciò che recita la confezione. Il nome di
riso Venere ovviamente arriva dritto dritto dalla dea romana dell’amore, a causa delle proprietà afrodisiache attribuite al
riso dell’Imperatore. Pare che etimologicamente questo nome, alla stessa stregua dei termini
venerare e
venerazione, riprenda la radice
van-, già esistente nel sanscrito
vanati, ovvero desiderare, amare, onorare, e
vanas, amabilità, che ricompare nel latino
venia, cioè indulgenza, favore, perdono, e anche nell’antico alto tedesco
wini, amico, e
wunsc, desiderio. Il nome greco della divinità,
Afrodite, pare derivi dal greco
aphros, che significa spuma, richiamando il mito della nascita di Afrodite dalla schiuma originatasi tra le onde del mare, dove erano cadute alcune gocce di sperma di Urano, evirato dal figlio Crono, che poi avrebbe suo malgrado generato Zeus, dal quale a sua volta sarebbe stato spodestato ed usurpato del suo ruolo di capo degli dèi.
Lunedi, Maggio 21, 2012
Le chicche etimologiche di MariaRosa
Nani e ballerine Il termine teppista prende origine dalle azioni svolte all’inizio del XIX secolo da un banda di giovani milanesi che si faceva chiamare Compagnia della Teppa. Essi si riunivano abitualmente nelle gallerie che corrono sotto il Catello Sforzesco, le cui pareti sono ricoperte di muschio, detto teppa in dialetto milanese. La combriccola era dedita a fare scherzi piuttosto pesanti, ultimo dei quali fu la celeberrima “avventura dei nani” a Villa Simonetta, affittata per una festa organizzata dalla compagnia. Vennero invitati nani, storpi e gobbi con la promessa di una serata di follie in compagnia di belle donne dai facili costumi. Tra essi l’allora famoso Gasgiott, soprannome che deriva dal termine con cui in dialetto milanese si indica l’organo maschile, vero leader dei nani, uomo deforme, brutto oltre ogni limite, violento e sessuomane. Gli uomini vennero vestiti con abiti eleganti e furono invitate ragazze di buona famiglia promettendo loro una serata in compagnia di uomini di classe, tra cibi raffinati e danze coinvolgenti. Arrivate alla villa le sprovvedute vennero fatte accomodare a tavola e in quel mentre entrarono gli ospiti. I nani, convinti dalle promesse della Compagnia che le ragazze fossero consenzienti, si avventarono su di loro. Si degenerò presto in una lotta a colpi di unghie e schiaffi tra i nani e le ragazze e nel momento in cui i ragazzi della compagnia cercarono di soccorrere le ragazze cominciarono a volare pugni e coltellate. Intervenne la polizia austroungarica, giusto in tempo per fermare la rissa. Come conseguenza la Compagnia fu sciolta e molti dei suoi componenti furono allontanati dalla città: alcuni furono costretti a partire per il servizio militare, mentre altri vennero esiliati in Piemonte o in Svizzera.
Sabato, Maggio 19, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
Faso tuto mi! Il termine francese
bricolage, spesso tradotto come fai-da-te, viene dal verbo
bricoler, che a sua volta deriva dal sostantivo
bricole, che può avere svariate svariatissime traduzioni. Pare affondi le proprie origini nell’italiano
briccola, che sta ad indicare una catapulta medievale. Dalla catapulta si è poi passati al significato di colpo di rimbalzo, nel biliardo e prima ancora nel
jeu de paume, antenato del tennis. Ad oggi, in francese,
jouer de bricole vuol dire giocare di rimbalzo. Nella caccia invece, l’atto di cambiare pista effettuato da una cane è detto
bricoler, e ci si può vedere ancora, volendo, il moto altalenante della catapulta da cui si era partiti. Meno chiaro è il passaggio al significato attribuito alla parola
bricole di piccola cosa o attività senza importanza, da cui viene invece abbastanza facilmente la definizione maggiormente nota di
bricolage-
fai da te.
Giovedi, Maggio 10, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
Com e Lecc e Bergum in tre città? Istanbul, Bisanzio e Costantinopoli sono tre nomi diversi per una sola città che, per giunta, fu lungamente ritenuta, nell’antichità, proprio La Città per antonomasia. E pare che proprio in questa tradizione affondi le radici la nascita del suo nome odierno, cioè Istanbul: si dice che quando i turchi alla conquista dell’Anatolia arrivavano nei pressi di Bisanzio-Costantinopoli e chiedevano agli autoctoni, di lingua greca, dove fosse la città, quelli rispondevano Isten polis, che significa quella è La Città, ma i turchi, che parlavano turco e non capivano il greco, finivano per scambiare quell’espressione per il nome della città che veniva loro indicata. E da lì Istanbul. Ma perché poi doveva essere proprio quella La Città per eccellenza? Perché così aveva voluto il suo rinnovatore, l’imperatore Costantino, che la volle come nuova capitale dell’Impero Romano, visto che Roma era ormai alla mercé dei barbari invasori, e quindi pianificò e fece eseguire una serie di lavori, ingrandimenti, migliorie urbanistiche e quant’altro, e la ribattezzò Nova Roma. Ma con questo nome non fu mai conosciuta, invece quello che passò alla storia fu Costantinopoli, la città di Costantino. Secondo altre teorie, però, il nome Istanbul verrebbe dall’arabo Islambol, che significa Centro dell’Islam, in quanto sede, dal 1527 al 1924, del Califfato islamico. Bisanzio invece è il nome originale che venne dato alla città dai suoi fondatori, greci originari della colonia Megara, che vollero così onorare il loro re Byzantas. Un simpatico vecchio adagio, in proposito, recita così: “Sono andato a Macallè e mi son bagnato i piè, sono andato ad Istanbul e mi son bagnato… i piè” , che la Cri le cosacce non le scrive e non le dice.
Sabato, Aprile 28, 2012
Le chicche etimologiche di MariaRosa
Tira tira tira prima o poi si spacca… Il tirapiedi era l’aiutante del boia, colui il quale si aggrappava alle gambe dei condannati per impiccagione tirandone verso terra i piedi per affrettarne la morte. Oggi si usa chiamare così le persone che adottano un comportamento servile nei confronti dei loro superiori, allo scopo di ottenere poi utili vantaggi personali.
Giovedi, Aprile 26, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
Chi vuol star leggero, si alcolizzi! La parola
alcol viene dall’arabo
al kohl, che significa polvere. Lo si usava originariamente per indicare una polvere sottilissima ed impalpabile con cui le donne eran solite tingersi di nero le ciglia o le palpebre. Passò poi a nominare, in alchimia, il principio infiammabile purissimo, e per analogia, la parte più pura e leggera di un liquido, ottenuta liberandolo da quelle più pesanti tramite diversi processi di distillazione: il divino spirito di vino, insomma…
Martedi, Aprile 24, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
A-MNI-STI-A, A-MNI-STI-A, A-MNI-STI-AAAAAA!!!!! Ultimamente è il grido di battaglia preferito di Pannella. In questi giorni i radicali ci stanno pure organizzando una marcia su, a Roma. E ma donde giunge, codesto termine sì amato ed odiato da politici et similia? Ma dal greco, che domande. Per la precisione dal sostantivo amnestìa, che significa oblio, a sua volta derivato dal verbo amnestèo, dimenticare, composto di un alfa privativo davanti alla radice mneme - la stessa da cui viene la nostra memoria, per capirsi. Quindi lo Stato, dimenticandosi le colpe dei cittadini detenuti, con un’amnistia rende loro la libertà.
Domenica, Aprile 22, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
Il peso sulla luna è vanità di vanità Vi sono svariate locuzioni latine ben radicate nel parlare comune che presentano una struttura simile, di ripetizione della medesima parola prima al nominativo e poi al genitivo: per intendersi, espressioni come Sancta Sanctorum, vanitas vanitatis, in saecula saeculorum ecc… Esistono poi altre espressioni che conservano questa struttura ma sono state tradotte in italiano, come: il Re dei Re, il Cantico dei Cantici, il Salmo dei Salmi… fino ad arrivare al colmo dei colmi, che purtroppo la Cri al momento non rammenta… Bene, non a caso sono tutte (o quasi) espressioni provenienti dal linguaggio ecclesiastico e delle Sacre Scritture: perché si tratta, in effetti, della traduzione letterale dalla lingua ebraica di locuzioni analoghe, aventi la forma di nominativo+genitivo. Solo che in quella lingua la suddetta costruzione formale ha valenza, nel significato, di superlativo, sicché traduzioni più corrette e fedeli nel senso sarebbero forse Sanctissima, magna vanitas, in omnia saecula, e ancora il Re più grande, il Cantico più bello, il miglior Salmo e il colmissimo.
Domenica, Aprile 15, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
Ho sparato lo sceriffo, mica il vice Sceriffo può venire dall’arabo o dall’antico anglosassone, a scelta. Se vien dall’arabo vuol dire “nobile, moralmente rispettabile”, ed è titolo onorifico originariamente riservato ai discendenti del Profeta. Se invece viene dal sassone, lo fa attraverso la carica di shire-reeve, cioè il “reeve” della contea. Che a sua volta era - diciamo - il rappresentante sindacale dei servi della gleba, servo lui stesso nominato dagli altri servi come loro capo. Poi in Iscozia recuperano il nome, ma lo storpiano - ché si sa, gli scozzesi non parlano inglese - in sheriff, per indicare la carica di giudice di una certa corte che non stiamo qui a dilungarci su quale sia. Mentre invece negli States lo sceriffo è una figura a metà tra il politico e il legale, trattandosi della più alta carica di ufficiale di polizia di nomina elettiva. E i suoi vice sono i famosi deputies, divisi tra i general e gli special: ma loro Bob Marley non li spara mica, no.
Giovedi, Aprile 12, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
Al lupo al lupo! Il termine di origine greca, lykos+ànthropos, ovvero lupo+uomo, che quindi vuol dire uomo-lupo. Fin qui tutto bene. Ma come si arriva, etimologicamente parlando, all’espressione “lupo mannaro”? La questione non è, ad oggi, del tutto chiarita. Le principali ipotesi sono le seguenti: secondo alcuni sarebbe una deformazione del latino tardo lupus humanarius, attraverso l’italiano arcaico lup’umanario. Secondo altri verrebbe sì dal latino, ma non dalla radice di homo, l’uomo, quello vivo, in carne ed ossa, bensì da quella dei Manes, i Mani, sarebbe a dire gli spiriti degli antenati, quindi sempre uomini, ma morti, niente carne e solo ossa, che dovevano proteggere la famiglia. In particolare deriverebbe dal sostantivo derivato mània, che starebbe ad indicare le effigi di cera dei cari estinti che si usava tenere in casa per culto e per ricordo. Da qui poi l’aggettivo maniarius, che, per estensione, da “cosa relativa ai Mani o alle mànie” sarebbe passato a significare “cosa relativa agli spiriti dei morti, cosa paurosa, spaventosa.
Martedi, Aprile 3, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
La macchina del capo ha un buco nella gomma La Bridgestone, celebre casa produttrice di pneumatici, è giapponese. Il nome inglese vorrebbe essere una traduzione del giapponese Ishibashi, il cognome del fondatore dell’azienda, Shojiro Ishibashi, e che significa “ponte di pietra”. Quindi a rigore la Bridgestone dovrebbe chiamarsi Stonebridge, ma tant’è…
Giovedi, Marzo 22, 2012
Le chicche etimologiche di quella gran pettegola di MariaRosa
Chi peta pusse la pettegola l’è la sua… Oltre che graziosi uccellini dal nome scientifico di Tringa totanus, abitanti delle lagune italiane, di pettegole è pieno il paese. L’etimologia del termine è però dubbia, potrebbe derivare dal latino putus / puta, ragazzo/a, attraverso la forma diminutiva puticulus / puticula o anche dal lombardo betegar da cui il verbo piticchiarsi col significato di altercare, questionare. Pertanto il pettegolo sarebbe chi si inserisce nei discorsi altrui e si intromette nei fatti degli altri. Ma l’etimologia più accreditata sarebbe dal veneziano petegola ovvero colei che emette peti, poichè il detto “contar tuti i peti” significa proprio raccontare i fatti altrui, spettegolare.
Sabato, Marzo 17, 2012
Le cricche etimo-macabre della Cri
L’acqua del sindaco Il nome della città di Bombay, in India, viene dall’espressione portoghese boa baia, buona baia: i primi navigatori portoghesi vi approdarono nella prima metà del Cinquecento, vi trovarono una comunità di pescatori che si erano stanziati su sette isole, ma soprattutto lo trovarono fin da subito un ottimo sito dove stanziarsi e far nascere un bel porto commerciale. La spinta iniziale la città la conobbe un secolo dopo, quando giunsero dall’Europa i commercianti della East India Company e dalla Persia i parsi, zoroastriani in fuga dalle persecuzioni islamiche. Una loro curiosa usanza religiosa consiste nel collocare in cima a delle alte torri, dette Torri del Silenzio, le spoglie mortali dei propri cari estinti, acciocché corvi ed avvoltoi ne possano fare ciò che meglio credono. L’usanza è tutt’oggi in essere, e pare che l’amministrazione cittadina abbia dovuto dotare di coperchi i depositi dell’acquedotto, perché i suddetti uccellacci alle volte si lasciano scappare dal becco qualche boccone.
Giovedi, Febbraio 23, 2012
Le cricche etimologiche della Cri
Una bambolina che fa no no no no no Vedersi riflessi negli occhi di un altro è sintomo, forse anche simbolo, di grande vicinanza ed intimità. Ma è anche il motivo per cui la pupilla ha questo nome: viene dal latino pupa, di cui è diminutivo, perciò significa letteralmente bambolina. Proprio per via della piccola personcina che ci si vede dentro riflessa, quando si scrutano da vicino gli occhi di qualcuno. Ma la suggestione non riguarda solamente le lingue romanze: anche i greci antichi usavano kore indifferentemente per indicare una fanciulla e la pupilla, e infatti esistono termini medici che contengono la radice core- coreo-, quali corectopia, corelisi, coreoplastica. In ebraico l’espressione che vale pupilla è ish-min-ain, uomo nell’occhio.