Le cricche culinario-etimologiche della Cri
Le cricche culinario-vacanziere della Cri
Pane al pane e vino al vino Là nel golfo del Quarnero ci vive della gente precisa. Sul fiume Fiume (Riječina, quindi forse è Fiumicello, o Fiumicino, non so…) c’è la città di Fiume (Rijeka); dove sorgeva un’abbazia (opatija) ci hanno fatto un bel villaggio e l’han chiamato Abbazia (Opatija) … E allora la Cri per adeguarsi alle usanze locali ha pensato bene, trovandosi a Ičići, di assaggiare i cevapčići (polpettine di carne tipiche della zona; buooooooone). La sera dopo, invece, a Ika, ha provato ika lamari alla Ika (calamari ripieni di prosciutto e riso cotti sulla piastra; buooooooooni). Il maraschino invece ha preferito portarselo a casa e sorseggiarlo come ammazzacaffè oggi a pranzo, ma tanto non è tipico del Quarnero, viene da Zara, che è sulla costa dalmata. Comunque: buoooooono. E così, dopo essere stato per lungo tempo soltanto un sussidio mnemonico per richiamare alla mente il nome delle moleskine (che proprio la Cri, quand’era giovane, non ce la faceva a tenerlo in testa), si è finalmente concretizzato in una bottiglia di liquore alla ciliegia marasca, tipica della Dalmazia, fatto sulla base di una ricetta del XVI secolo (così dice l’etichetta).
Le chicche culinarie di MariaRosa
Crepa maledetta crêpe Dolce universalmente conosciuto ed apprezzato, la crêpe è tipica della dolciaria francese. Il nome deriva dall’aggettivo latino crispus, ovvero arricciato, ondulato e secondo l’antica ricetta venivano preparate con farina di frumento e acqua o vino al posto del latte che si usa oggigiorno. La versione più famosa delle crêpes è la Crêpe Suzette, dal goloso ripieno di salsa all’arancia resa flambè dal liquore Curaçao. La paternità di questa squisitezza è contesa tra due grandi cuochi francesi, Escoffier e Charpentier. Secondo una versione la ricetta sarebbe frutto dello sbaglio di un giovane Henri Charpentier, apprendista cuoco agli inizi del secolo scorso al Café de Paris di Montecarlo. Nel preparare il dessert per Edoardo VII, principe di Galles, forse per emozione forse per distrazione fece cadere sulle crêpes che il principe aveva ordinato troppo liquore che, a contatto del fuoco, prese fuoco. Assaggiò il risultato e lo trovò molto buono, tanto da servirle al principe. Edoardo, grande amante della buona tavola, le apprezzò a tal punto da richiedere il bis e volle sapere come si chiamasse quel dolce così buono. Charpentier prontamente rispose “Crêpes Prince de Galles”, ma il principe, galantemente, chiese che fossero dedicate a Suzette, la giovane figlia di un amico che stava pranzando con lui. Da allora Suzette passò alla storia della culinaria. Altra versione vorrebbe creatore della Crêpe Suzette il grande Auguste Escoffier, che parrebbe aver menzionato il piatto ancora prima di Charpentier, senza specificarne però l’esatta fonte. Certo è che va sottolineata l’improbabilità che un semplice aiuto cuoco potesse servire a tavola il futuro monarca. Sembra invece certo che lo stesso Charpentier, in seguito cuoco del magnate Rockfeller, avrebbe diffuso la moda delle Crêpes Suzette negli Stati Uniti.
Le chicche culinarie di MariaRosa
Le cricche culinarie della Cri
Mi chiamano avannotti, il capo della banda Gli avannotti sono i piccoli di pesce, dal momento in cui abbandonano la fase di larva per assumere le sembianze degli adulti. Gli avannotti delle anguille si chiamano cieche, e a quanto pare, possono diventare un piatto prelibato. Sebbene la loro pesca sia vietata da diversi decenni in Italia. Ma se non fosse vietata, avverrebbe nelle acque salmastre delle foci dei fiumi, nei mesi invernali, quando dal mare dove sono nate le cieche tentano la risalita a casa loro, a monte nel fiume. Le si attende con un’apposita rete e le si cattura spietatamente. Dopodiché, ancora vive, le si cuoce impastellate e fritte, con aromi vari. Da veri gourmet.