Martedi, Maggio 22, 2012

Le cricche botanico-stupefacenti della Cri

Charlie fa surf      Il sassofrasso, per i botanici Sassafras albidum, è una pianta coltivata principalmente per il suo profumo, originaria del nordamerica ma oggi nota anche altrove. Per esempio, in Portogallo la chiamano canela-de-sassafràs, giusto per la cronaca. Possiede svariate proprietà medicinali e non. In Louisiana si utilizzava l’olio ottenuto dalle radici per confezionare una tradizionale bevanda non alcolica, chiamata root beer (ovvero, la birra dei rutti. Nomen omen?). Ma il prodotto forse di maggiore successo è il safrolo, olio aromatico contenuto anche nella noce moscata e nella vaniglia, a partire dal quale fu sintetizzata per la prima volta nel 1912 la famosa MDMA, o 3,4-metilenediossimetamfetamina, meglio nota al pubblico profano di chimica col nome di Ecstasy. Conobbe grande popolarità negli States nei primi anni ’80 del secolo scorso, per le sue proprietà sedative ed ansiolitiche: prima di essere ufficialmente messa al bando come droga veniva utilizzata nelle terapie di coppia, sotto supervisione di un analista. Dopodiché, varcato il confine della legalità, è passata a solleticare gli appetiti d’altro genere di pubblico, principalmente i cosiddetti discotecari, non necessariamente tutti i discotecari, ovviamente, che la consumano preferibilmente sotto forma di simpatica pastiglietta colorata e decorata con i loghi più fantasiosi. Esiste anche la possibilità di sciogliere la polverina bianca contenente il principio attivo in una bevanda, magari alcolica che aiuta, che così elaborata può prendere il nome gergale di morbidone o beverone. La Cri è rimasta un poco colpita da quest’ultima rivelazione, essendo che le sue fatine del pane preferite le vendono spesso dei saporiti e sofficissimi pagnottoni da loro denominati proprio morbidoni

Martedi, Maggio 8, 2012

Le chicche botaniche di MariaRosa

Fior di lotoFior di loto  Con il termine nelumbo si intende un genere di piante acquatiche, unico della famiglia delle nelumbonaceae, che comprende due sole specie originarie di America, Asia e Australia. Le piante, alte dagli 80 cm al metro, hanno foglie molto decorative e grandi fiori di colore bianco, rosa, giallo e rosso. Il nome più comune è fior di loto. Le foglie hanno una struttura superficiale particolare che le rende estremamente idrofobiche e le mantiene costantemente pulite, caratteristica che la nanotecnologie cercano di riprodurre per altri materiali quali tessuti e vernici e che per questo si parla di effetto loto. Nel passato queste specie venivano assimilate alla famiglia delle nymphaeaceae, le cosiddette ninfee, ma studi accurati hanno modificato questa classificazione. Nel loto sia i fiori che i semi, così come le foglie giovani e i rizomi sono tutti commestibili. In Vietnam con gli stami essiccati si prepara un the molto profumato, mentre i semi simili a noccioline possono essere consumati freschi, essiccati o cucinati come i popcorn. Ne viene inoltre ricavato un impasto utilizzato in pasticceria per la preparazione di dolci. Le foglie si possono utilizzare come piatto per il cibo e il rizoma è utilizzato come condimento per zuppe e cibi fritti. E’ un simbolo di molti paesi dell’Asia e in Cina, ogni autunno durante la festa della luna si usa mangiare e regalare le torte della luna, fatte di pasta di semi di loto e rossi d’uovo di anatra salati, che tanto dolci non devono essere. Dai cinesi il loto è considerato un cibo molto salutare e benifico e in India è sacro per le religioni induiste e buddiste, chiamato anche loto blu, giglio sacro o fagiolo dell’India. E’ il fiore nazionale dell’India e del Vietnam e secondo l’antica cosmogonia egizia dal bocciolo di un fiore di loto nacque il dio Ra, il dio del sole. Omero ha raccontato nell’Odissea del popolo dei Lotofagi, i mangiatori di loto, che accolsero i compagni di Ulisse offrendo loro il frutto del loto, unico loro alimento, che però aveva la caratteristica di far perdere la memoria, obliando i sensi. L’eroe dovette imbarcarli a forza e prendere subito il largo per evitare che tutto l’equipaggio, cibandosi di loto, dimenticasse la patria e volesse fermarsi in quella terra. E’ probabile che la pianta che Omero chiama loto sia però il giuggiolo di Barberia, dai cui frutti si può ottenere una bevanda alcolica dagli effetti inebrianti.

Sabato, Maggio 5, 2012

Le chicche botaniche di MariaRosa

Fior di carotoFior di caroto  La carota, specie quella selvatica, cresce spontaneamente nei prati di tutto il continente europeo e nella tarda primavera i suoi fiori si mostrano in tutta la loro delicata e semplice bellezza. Le fioriture proseguono addirittura fino a dicembre e sono composte da una parte ad ombrello costituito a sua volta da piccole ombrellette. Tipico e particolare è il fiore centrale, di colore rosso scuro, che viene utilizzato dagli artigiani della miniatura. Inoltre dai piccoli frutti spinosi si ricava un olio aromatico che viene usato per la fabbricazione di liquori. La parte edibile della carota infatti altro non è che la radice della pianta, non il frutto. Nell’antichità si pensava che i fiori di carota avessero poteri afrodisiaci e potessero porre rimedio alle malattie nervose. Per la loro graziosità venivano anche utilizzati come decorazioni per abbellire feste e addirittura si usavano come bouquet per i matrimoni. Nel linguaggio dei fiori rappresentano la felicità proprio per l’uso festoso che ne veniva fatto. 

Sabato, Aprile 21, 2012

Le chicche botaniche di MariaRosa

gerberaGerbera e champagne   La gerbera è un bellissimo fiore, semplice ed elegante allo stesso tempo, che appartiene alla famiglia delle Asteraceae, ed è originario dell’Africa, dell’Asia e del Sudamerica. Il suo nome deriva dal naturalista tedesco Traugott Gerber, amico di quel Carl von Linné che inventò la nomenclatura binomiale con cui classificò tutti gli esseri viventi. Alla stessa famiglia della gerbera appartengono anche le margherite, le dalie, i crisantemi, le calendule, la poco conosciuta zinnia e tantissimi altri fiori. La caratteristica fioreale che contraddistingue la famiglia è la presenza di infiorescenze a capolino.

Venerdi, Marzo 23, 2012

Le cricche botaniche della Cri

baobab….tra l’oleandroooo e il baobàb…   Il baobab è proprio tanto. È tanto nei nomi: per i botanici si chiama Adansonia, in onore del naturalista ed esploratore francese Michel Adanson, che per primo lo descrisse; per gli angolani e i mozambichesi si chiama embondeiro o imbondeiro; per gli australiani boab… pare che invece la parola baobab venga o dal senegalese “albero di mille anni” o dall’arabo “frutto dai molti grani”. È tanto anche negli usi: in tutta l’Africa, per esempio, se ne mangiano i frutti e le foglie: dai primi si può ottenere il midollo, da mangiare così com’è, ha un sapore acidulo e si sbriciola in bocca, oppure con la polpa si può fare un bel decotto e berlo bello fresco come piace a qualcuno; le foglie invece vengono mangiate sia fresche sia secche, in Nigeria le chiamano kuka e ci fanno la zuppa di kuka. È tanto nel tronco, che può arrivare a contenere fino a 120.000 litri di acqua, e anche nei fiori, molto odorosi e che si schiudono nottetempo. È tanto importante da essere simbolo del Senegal e albero nazionale del Madagascar. Infine è tanto capiente: in Australia ne esiste un esemplare, nei pressi della città di Derby, il cui tronco cavo veniva utilizzato, negli anni ‘90, come camera di sicurezza per i prigionieri aborigeni diretti a Derby per la loro sentenza.

Lunedi, Marzo 12, 2012

Le chicche botaniche di MariaRosa

Parlano d’amore i tuli-tuli-tuli-tulipan… Il bel fiore del tulipano è originario dell’odierna Turchia e prende il suo nome dalla parola turca tullpend o tullbend  che significa turbante, proprio per la sua forma che ricorderebbe un copricapo di laggiù. In Turco però il tulipano si chiama lalè. Importato in Europa alla fine del XVI secolo dal fiammingo Ogier Ghislain de Busbecq, ambasciatore di re Ferdinando I d’Asburgo alla corte di Solimano il Magnifico, si iniziò la  sua coltivazione nei Paesi Bassi, dove divenne rapidamente una merce di lusso dai prezzi elevatissimi, anche come prodotto gastronomico di alta cucina. I prezzi dei bulbi si contrattavano a casa di Jacob van der Burse ad Amsterdam, da cui prese il nome l’attuale Borsa valori. Tra il 1634 e il 1637 le contrattazioni di bulbi generò la prima bolla speculativa documentata della storia del capitalismo, la famosa Bolla dei tulipani, detta Tulipomania in inglese. Nell’Inghilterra dell’800 un singolo bulbo di tulipano poteva costare come sei mesi di stipendio di un normale lavoratore. Una tipologia di tulipano da secoli fa impazzire botanici di tutto il mondo ed è il leggendario tulipano nero, che, nonostante gli sforzi, non è mai stato ottenuto. A Lisse, ridente località olandese, gli è stato addirittura dedicato un museo, il Museum de Zwarte Tulip,tutto incentrato sulla coltivazione dei fiori che hanno reso famosa l’Olanda nel mondo.

Lunedi, Gennaio 9, 2012

Le chicche botaniche di MariaRosa

Lacrime su lacrime Il nome scientifico del garofano è dianthus, dall’antico greco ”fiore degli dei”. La leggenda vuole che il garofano sia nato da un capriccio della dea Diana, innamoratasi perdutamente di un pastorello, ma impossibilitata ad unirsi a lui poichè votata alla verginità. Secondo una versione decisamente splatter ella strappò gli occhi dell’amato e li gettò in un prato: dalle pupille nacquero i garofani bianchi. Altra versione tramanda invece che fosse il pastore innamorato follemente della dea, la quale lo avrebbe prima sedotto e poi crudelmente abbandonato. Il poverino morì dal dolore e dalle sue lacrime versate nacquero dei garofani. Il cristianesimo si appropriò in parte di questa leggenda e secondo questa versione i garofani rossi sarebbero nati dalle lacrime che Maria versò ai piedi della croce.