Le chicche veneziane di MariaRosa
Marietta monta in bucintoro che mi te porto al Lido… Il bucintoro era la ricchissima galea di stato dei dogi di Venezia, sulla quale si imbarcavano ogni anno nel giorno della Sensa, ovvero l’Ascensione, per celebrare il rito dello sposalizio di Venezia col mare, durante il quale veniva gettata una vera d’oro nel bacino di San Marco. Il nome bucintoro deriva dal veneziano buzino d’oro, ovvero barca d’oro. Latinizzato nel Medioevo come bucentaurus, nome di un’ipotetica creatura mitologica simile al centauro, ma con corpo bovino. La polena del bucintoro era a forma di leone di San Marco o, secondo altre testimonianze, era la personificazione di Venezia sotto forma di dea della giustizia. Il doge officiava la cerimonia con le parole “Desponsamus te, mare. In signum veri perpetuique dominii”, segno dell’indissolubile legame tra la Serenissima e il mare Adriatico. Era conservato all’Arsenale ed erano gli Arsenalotti, gli operai del cantiere navale di Venezia, gli unici che potevano mettersi ai remi. Il comando della nave spettava all’Ammiraglio dell’Arsenale. L’ultimo bucintoro venne distrutto dalle armate napoleoniche, le stesse che misero fine alla millenaria indipendenza della Serenissima, il 9 gennaio 1798, sia in spregio verso l’abolita Repubblica, ma soprattutto per ricavarne l’oro delle decorazioni, distruggendo così un capolavoro della tecnica navale.