Giovedi, Gennaio 26, 2012

Le cricche agiografiche della Cri

tavolasantagataAggiungi un po’ ‘sta tavola  Agata era una giovine fanciulla nata e vissuta a Catania nel III secolo dopo la venuta del Signore. Già dal nome si capiva che sarebbe diventata santa: l’etimologia di Agata è agathos, che in greco vuol dire buono. E infatti fin da piccola prende la decisione di consacrare la propria vita interamente a Cristo. Giunta all’età adeguata, chiede ed ottiene dal vescovo di Catania di essere accolta nel novero delle vergini sacre, tramite la cerimonia detta velatio, durante la quale le viene imposto il flammeum, cioè il velo rosso che contraddistingue le suddette vergini. Oggi tale velo viene venerato come importante reliquia dai catanesi, che gli attribuiscono la capacità di fermare le colate di lava dell’Etna. Fatto sta che un brutto giorno il proconsole Quinziano decide che questa vergine, oltre che agathos è pure proprio bella, e comincia a tramare per levarsi un qual certo prurito risvegliato dalla vista della giovine… Ma la volontà della fanciulla è ferma e a nulla valgono i tentativi di persuaderla a concedersi, nemmeno la convivenza forzata con una sacerdotessa dedita alla prostituzione sacra, che insieme con le nove figlie cerca di darle ogni sorta di cattivo esempio, ma niente. Insomma, va a finire che il proconsole si spazientisce e passa alle maniere forti: la fa processare in quanto cristiana, imprigionare e torturare, ma niente da fare, Agata non cede. Fino a che, stremata dai supplizi cui viene impietosamente sottoposta, muore. Alcuni cristiani che avevano assistito al processo e al martirio si prendono cura delle sue spoglie mortali e poi depongono il cadavere in un sarcofago di pietra, anche quello venerato ancora oggi, sempre a Catania. Mentre lo stanno per chiudere si avvicina un giovinetto tutto bianco e splendente e poggia una tavoletta di marmo accanto al capo della santa, su cui un’iscrizione ne elenca e riassume le virtù: M. S. S. H. D. E. P. L., acronimo in latino che significherebbe “Mente santa e spontanea, onore a Dio e liberazione della patria”. Oggi tale tavola si dice sia conservata in un reliquiario di legno dipinto del Duecento, che si trova nella Chiesa di Sant’Agata a Cremona, dove i fedeli la venerano ogni anno in occasione della festa della santa, a febbraio. In realtà non è per nulla certo che il reliquiario contenga una tavoletta di marmo, anzi, recenti indagini radiografiche sembrano addirittura smentire tale credenza, ma nessuno vuole osare aprire la scatola e guardare che cosa c’è dentro, quindi si rimane nel dubbio…